Sono stata in Mariapoli.
Maria-Polis, città di Maria: questa l’etimologia del nome di questa Città che si costruisce per qualche giorno con i membri del Movimento dei Focolari.
Per me non è un evento nuovo. Conosco la spiritualità che anima il Movimento da quando avevo sei o sette anni.
Nulla di esagerato, né visioni di santi, né messaggi o comunicazioni dall’aldilà, solo un rinnovato sguardo alle Scritture per scoprirne il vissuto. Perché, nel Movimento di Focolari, non importa tanto conoscere le Scritture e studiarne l’esegesi, né conoscere i riferimenti biblici per citare a memoria questo o quel versetto del Vangelo, importa la vita.
La scoperta consiste nella meravigliosa occasione che abbiamo di vivere il Vangelo.
Fino alla mia ultima Mariapoli, sono stata attenta uditrice dei temi presentati, delle conversazione registrate di Chiara Lubich, la fondatrice, e mi sono limitata ad assaporare la visione profetica di un mondo rigenerato dall’amore effettivo e concreto fra gli uomini di questo mondo tormentato; già questo è grandioso: ascoltare la esperienza di vita di tanti che hanno rivoluzionato la propria vita dopo aver fatto la prova che vivere le parole di Gesù ti cambia il cuore, ti dà una nuova visione delle cose, della vita, dei tanti atteggiamenti che portiamo in noi e che nonostante ci appartengano per cultura, per tradizione, per abitudine, non ci aiutano a star bene.
Insomma viene in luce che se acquisisci una “buona abitudine” questa ti aiuta a vivere meglio non solo nel presente, ma in tutta la tua vita. Esempio banale potrebbe essere la prima colazione: magari sei abituato a prendere solo un caffé a digiuno e tiri avanti la mattina con bruciori di stomaco e nervi a fior di pelle, poi un medico ti prescrive una cura che prevede l’assunzione di un farmaco al mattino dopo aver preso qualcosa di solido. Così, per prendere un medicinale, ti abitui a mangiare qualcosa prima del primo caffè del giorno, quando poi smetti la cura medica è facile che tu mantenga la buona abitudine di mangiare prima di prendere il caffè del mattino.
Questo paragone è utile per comprendere ciò che avviene durante una Mariapoli.
All’arrivo assisti ad un abbraccio continuo. Sorrisi e gioia che sprizzano dagli occhi ti colpiscono subito. Gente d’ogni tipo che arriva dai paesi più sperduti e, a volte, sconosciuti, che abbraccia con grande gioia altri che provengono dall’altra parte della Sicilia… e ti chiedi: “ma questi - uno di Scicli e l’altro della provincia di Messina - quando si sono conosciuti? E cosa li lega tanto da generare un abbraccio così gioioso?” Se non sei mai stato in Mariapoli è facile che pensi “sono capitato in mezzo ad un manipolo di pazzi”.
Dopo la sistemazione dei bagagli tutto sembra tornare normale. Eppure… c’è sempre uno sconosciuto, una sconosciuta che ti ferma sorridendo e ti chiede: “tutto bene? Va bene la stanza? Hai bisogno di qualcosa? Hai necessità specifiche per l’alimentazione?”
Il primo “incontro” nella sala dove si svolge il Convegno è tutto un salutare ed applaudire. Follia di gruppo … poi cominciano i discorsi.
Sentire il racconto di come è nata questa spiritualità è sempre affascinante … “erano i tempi di guerra … e tutto crollava ….” Chiara ed alcune giovani amiche scoprono il Vangelo e cominciano a provare a vivere secondo quello che ci trovano scritto. È una rivoluzione, una scoperta, il Vangelo è vero, è vivo e si può vivere !
Racconti … “io ho provato ed è successo così, io non ci credevo e ho capito che , io …. “ e tu te ne stai lì ad ascoltare e a dire: “dove sta la novità? Io tutte queste cose le conosco da sempre. Mia madre mi ha insegnato la religione e sono sempre stato/a un bravo/a cristiano/a. Vado a messa la domenica, faccio l’elemosina, ho anche adottato un bambino con i missionari in Africa… che mi vogliono dire questi che si fanno belli con le cose che fanno?”
Poi mentre te ne vai in albergo per il pranzo ti ritrovi con qualcuno accanto che ti ascolta. Qualcuno che inspiegabilmente sembra conoscere le tue necessità e ti aiuta a cercare la soluzione possibile. Poi ti ritrovi a pranzo a cedere il tuo posto a qualcuno, a cambiare il tuo piatto per far contento quello accanto, a passare la bottiglia del vino all’altro capo del tavolo senza mormorare dentro “ma perché non se la piglia lui?”, come invece fai sempre quando a tavola in famiglia qualcuno ti dice “mi passi il vino?”.
Questo e tanto altro. Insomma in un batter d’occhio ti ritrovi “contagiato” e ti metti anche tu a vivere concretamente il Vangelo: cominci ad amare l’altro.
Questo ogni volta che sono stata in Mariapoli è stata la mia esperienza. Poi sono tornata a casa ma pian piano la gioia di essere nella disposizione d’amare ha lasciato il posto all’attesa. Io sono fatta così e tu devi accettarmi senza fare storie!
Questa Mariapoli è stata diversa. Intanto qualche giorno prima di partire mi hanno chiesto di portare il computer e la macchina fotografica.
Ho detto di si ma non avevo capito che cosa avrebbe significato questa disponibilità.
Le scene sono state le stesse: abbracci e gioia nei gesti di alcuni, sgomento e incertezza nello sguardo di altri.
Dopo cena cominciano: “Sei arrivata? Bene ! hai la macchina? Potresti accompagnare Nino agli “Abeti”? e vado agli abeti ad accompagnare Nino anche se sono reduce da sei ore di guida e mi viene da vomitare a riprendere in mano il volante … torno, parcheggio e penso …finalmente a letto non ce la faccio più… “scusa … sei stata troppo veloce ad andare via … si dovrebbe accompagnare anche Alfio agli abeti … che dici? Ci vai tu?” .. che dici? E va bene … e intanto penso … speriamo che al ritorno non spunta un altro da accompagnare sennò me ne vado stasera stessa !!
Alfio non si accontenta di essere stato accompagnato fino al cancello … mi fa entrare nel cortile dell’albergo e si fa lasciare fin davanti all’ingresso .. per tornare fuori faccio tremila manovre in pendenza …”
Finalmente poi tutti sono nei rispettivi alloggi e posso anche io ritirarmi nella mia camera.
L’indomani incontro Paola: “allora, pensiamo di fare questo e quello. Fai qualche foto così poi facciamo un power point per l’ultimo giorno di mariapoli, che ne dici? Ti piace l’idea?”
L’ idea mi piace. Fotografare e costruire audio visivi è la mia passione ma i giorni passano … quando si comincia questo lavoro? Non si potrà mica fare tutto l’ultima notte …
Nel frattempo:
Ho portato in Mariapoli un Dvd che ho preparato. Mi dicono: “fallo vedere a Maurizio e Carmela così vediamo se possiamo vederlo l’ultima sera al Mariapolital”. Salta il primo riposo pomeridiano, l’appuntamento con Maurizio e Carmela è subito dopo pranzo. Vediamo questo dvd ma … “è troppo lungo (12’…) ti viene facile ridurlo a cinque?” … “Rodolfo mi ha aiutato con la sua competenza musicale per costruire il Dvd, almeno lasciamo i titoli di coda per ringraziarlo ….” “non importa, lo ringrazi a voce, anzi, potresti chiedergli se ci suona qualcosa?”
È incredibile quanto ti venga facile dire di sì … ma poi salta quasi tutta la notte per cambiare la lunghezza del filmato….
Intanto mi coinvolgono per una scenetta da rappresentare l’ultima sera. Saltano i riposini pomeridiani già striminziti di suo, visto il gran numero di incontri e gruppi e facciamo questo e facciamo quello…
Nicola è su una sedia a rotelle. La conseguenza di una ischemia. Lo vedo poco sorridente, mi viene un attacco di amore scambievole e gli chiedo come va, lo aiuto concretamente scaricando nel mio pc tutte le foto della sua memory card, le copio in un dvd. Prendo le sue pile ricaricabili e, invece di mettere sotto carica le mie, ricarico le sue.
Maurizio è l’operatore ufficiale. Gli serve qualcuno per ampliare le riprese video. Mi piazza alla sua video camera fissa e durante gli incontri me ne sto lì a guardare nel mirino tutto il tempo.
Cominciano ad affluire nella memoria del mo pc centinaia di foto scattate da questo e da quello che serviranno per l’audiovisivo…
Il tempo passa con una velocità incredibile … è già martedì, stasera c’è lo spettacolo. Io sono di scena, ma intanto devo cominciare a montare le foto per il video finale.
Però bisogna lasciare lo spazio per le foto che faranno quelli alla gita… a proposito di gita…
Il martedì mattina presentano il programma della giornata.
Ci sono quattro percorsi di escursione. Il primo (il più complesso) mi affascina … si va a Montalto a 1996 Mt sul livello del mare… fotografia d’alta montagna … e vai ! Lucia mi chiede se invece la accompagno al “percorso vita”, la convinco che per me la possibilità d fotografare da così alto non è negoziabile! Nellina mi si affianca, le chiedo, tutta contenta: “vieni a Montalto?” e lei “perché tu vorresti andarci?” “non posso?...” “no, se vuoi puoi andare … tu che vuoi fare? ….” Mi ritrovo a risponderle: “la volontà di Dio” … e così resto a Gambarie dentro la sala fino alle ventuno mentre gli altri sono in gita… Prove di recitazione, prove audio, prove video, prove per lo spettacolo della sera. In scaletta ci sono anche io: prima in una scenetta, poi con la presentazione del Dvd che ho dovuto accorciare, cambiare e ri- masterizzare.
Lo spettacolo comincia. Si susseguono due o tre pezzi fra teatro dialettale e sonate al pianoforte. Andiamo in scena io e la mamma. Prima che finisca la nostra rappresentazione… scoppia un incendio proprio dietro la sala dove ci troviamo… ci fanno uscire restiamo fino alle due di notte a contemplare le fiamme che divorano una casetta. Bambini e mamme spaventati.
Mi ritrovo a pregare con questo e con quello per scongiurare il peggio. Nel frattempo il lavoro che avevo programmato per la notte salta.
L’incendio ha fatto saltare la corrente, non siamo sicuri che l’indomani si potrà proseguire il programma. Mi suggeriscono di riposare.
L’indomani dopo colazione arrivo in sala e mi accolgono con gioia. “Finalmente sei arrivata ! Hai già montato il filmato? Non ancora? Bene vai su (c’è una stanzetta dove ha alloggiato Maurizio), speriamo di riuscirci.. ci serve per le undici…”
Sono le dieci ! Un’ora per montare un filmato rivedendo quasi quattrocento fotografie per scegliere le più significative.
Si, ancora sì.
È stata la prima mariapoli che ho costruito sulle mie rinunce.
Non ho potuto riposare. Non ho avuto tempo di meditare. Non ho trovato neanche il tempo per fare una bella confessione. Ma sento che sono riuscita ad amare non solo sotto l’effetto del contagio collettivo. Ho amato, perdendo ogni mio programma. Posponendo le mie necessità.
Tornando all’inizio delle mie considerazioni mi sembra di poter dire che ho acquisito una buona abitudine: amare.
Questa è stata la mia Mariapoli.
Ines






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