jueves, 12 de abril de 2007


Buongiorno da Rocca di Papa.

Aria limpida, tempo splendido. Questa che si vede è la veduta dalla finestra della camera dove mi ospita la mia sorellina Stefania.

Manco a dirlo la Tim non ha ancora ritenuto opportuno riabilitare la mia Sim, così sto vivendo nel 2007 l'emozione di essere in vacanza senza che nessuno di quelli che mi conoscono possa turbare minimamente il mio riposo. Da un certo punto di vista non è male, almeno non dovrò sopportare le telefonate di "pultroppo" che avrà sicuramente qualcosa da chiedere visto che lei è stata in ferie - pultroppo! - dal giorno prima di Pasqua a ieri...
Riconsidero come si viveva quando le notizie arrivavano solo da chi era in vacanza e solo se voleva trasmetterle.
Siamo schiavi della telefonia mobile, così come siamo oramai schiavi della comunicazione interplanetaria tramite internet.
Ieri il viaggio senza telefonino ha causato un ritorno al passato nella mia mente. Il fatto di non poter comunicare tutti i passaggi dell'assurda attesa in aereoporto per oltre tre ore; le gag delle chiamate al microfono dei soliti ritardatari agli imbarchi; le risate con Claudia ad ogni "fuff fuff" nel microfono per rintracciare il fantomatico "sig. Nibbali" che era richiesto prima al posto di polizia, poi all'ufficio informazioni alitalia, poi - per favore- all'imbarco, mi sono rimaste impresse nella mente come sicuramente non sarebbe accaduto se avessi continuato a conversare con qualcuno che non era lì con me attraverso il cellulare.
Un modo come un altro per vivere davvero l'attimo presente.
Quando finalmente eravamo già in aereo ( erano già le 18:00 e il biglietto aereo indicava come orario di partenza 14:50 !!) due neonati in partenza con lo stesso volo hanno cominciato un botta e risposta di nguè nguè e non la finivano più... il padre di uno dei due, quando il comandante aveva già trasmesso il suo "controllori di volo prepararsi al decollo", si è alzato e ha cominciato ad aprire ad una ad una tutte le cappelliere, nella spasmodica ricerca di un biberon per il figliolino che sbraitava disperato. Il panico. Le hostess sono arrivate preoccupate per capire cosa stava succedendo, il papà con aria tranquilla ha risposto che stava cercando il biberon del bambino che altrimenti non avrebbe smesso di piangere per tutta la durata del volo. Hanno chiamato lo stewart che con aria allarmata, rivolto al papà in questione ha detto: "lei crede che un biberon sia tanto importante da ritardare un volo?" e il papà: "se è il biberon di mio figlio che piange, sì" e lo stewart? si è messo anche lui ad aprire cappelliere... finalmente ritrovato il biberon perduto tutto è tornato a posto e il comandante ha ridetto : "assistenti di volo, prepararsi al decollo".
Abbiamo toccato la benedetta terra dell'aereoporto romano di Fiumicino che erano già passate le 19,35. Tutti hanno tirato fuori il cellulare e si alzato un vociare fatto di "si, siamo atterrati adesso" "no, non hanno ancora aperto le porte", "va bene, ma siete insistenti!! se siamo partiti tardi!!" "credo che fra la discesa e i bagagli perdo ancora almeno mezz'ora" "arrivo a casa fra due ore, devo ancora prendere il treno per tiburtina".
Io non avevo chi avvisare o meglio non avevo come così ho sentito quanto è strano tutto questo parlarci addosso, comunicare ogni sospiro, ogni fiato, ogni mattonella superata a qualcun altro distante centinaia di chilometri.
Come dire non tutto il male viene per nuocere..
Sono in vacanza e senza cellulare è veramente vacanza !!
Buona giornata.

1 comentario:

Anónimo dijo...

ciao Ines, scopro di te ancora cose nuove!!!!! Hai una buona penna, sai cogliere al volo le cose che ti circondano e sai scriverle con quel tanto di simpatica ironia, che rende gradevole il leggerti. Brava, braba e se scrivesse Antonio aggiungerebbe..........bravissima